A partire da lunedì 7 settembre torna Antonella Clerici con È sempre mezzogiorno, su Rai 1 alle 11.55, proprio nella fascia che precede il pranzo.

La cucina rimarrà naturalmente il cuore del programma, ma intorno alle ricette continuerà a svilupparsi un racconto più ampio. Tradizioni, curiosità, giochi e conversazioni entrano ogni giorno in quella che la conduttrice ama raccontare coma la grande casa degli italiani.

E se in questi anni sono passati da lì moltissimi piatti, alcuni raccontano particolarmente bene lo spirito della trasmissione. Dal pane alla pizza, dalla pasta fresca ai dolci di casa: in attesa di riaccendere i fornelli, vale la pena riscoprirli.

“È sempre mezzogiorno”, perché la cucina di Antonella Clerici funziona

Se c’è un volto che gli italiani associano istintivamente al mezzogiorno e al profumo della cucina, quel volto è Antonella Clerici, fra le presentatrici più amate della tv e fra le co-conduttrici del Festival di Sanremo 2025. Un rapporto costruito in molti anni di televisione e diventato ancora più evidente con È sempre mezzogiorno, in onda dal 2020.

La cucina è il centro del programma, ma non rimane mai sola. Intorno ai fornelli si parla, si raccontano territori e tradizioni e si incontrano cuochi con storie e specialità diverse. C’è spazio anche per giochi e momenti più leggeri, in un dialogo continuo con chi segue la trasmissione da casa.

Antonella Clerici non interpreta il ruolo della chef che impartisce una lezione. Assaggia, domanda, scherza e lascia ai cuochi il compito di spiegare. La ricetta diventa così il punto di partenza di una conversazione.

Lo stesso vale per il territorio. Una pasta, un pane o una torta possono portare nello studio un pezzo di Emilia, Liguria o Piemonte. La cucina diventa una piccola geografia italiana fatta di ingredienti e gesti tramandati. Ecco alcune delle ricette passate da È sempre mezzogiorno che rappresentano bene questa storia.

Il pane casareccio di Fulvio Marino

Bisogna tornare alla prima stagione di È sempre mezzogiorno per ritrovare una delle preparazioni che spiegano meglio il ruolo assunto dai lievitati nel programma. È il pane casareccio di Fulvio Marino, diventato negli anni uno dei volti più riconoscibili della cucina di Antonella Clerici.

Si parte dal lievito madre, preparato con farina di segale integrale e acqua tiepida. Per il pane entrano poi in gioco farina di tipo 2 macinata a pietra, acqua, sale e lo stesso lievito madre. Pochi ingredienti per un gesto antico, quello di impastare il pane in casa.

La ricetta racconta bene anche la filosofia dell’angolo di Marino. Nel programma il panificatore ha portato pani diversi, focacce, panini e soprattutto pizze, spiegando farine e impasti passo dopo passo. Il pane casareccio rimane il punto da cui tutto sembra cominciare: farina, acqua, tempo e un forno acceso.

La pizza nel padellino di Fulvio Marino

Sempre nella prima stagione arriva un’altra ricetta di Fulvio Marino che ha il sapore della cucina domestica: la pizza nel padellino. Una preparazione che RaiPlay descrive con un’espressione molto semplice: una soluzione che «fa casa come poche».

L’impasto combina farina di tipo 2 e farina di riso, alle quali vengono aggiunti latte di riso, acqua, lievito fresco, sale e olio. La farcitura proposta da Marino è decisamente ricca: cipolle caramellate, senape all’arancia e porchetta.

È anche un esempio di come la pizza sia diventata uno spazio di sperimentazione all’interno del programma. Nel corso delle stagioni Marino ne ha proposte moltissime versioni, cambiando farine, forme e condimenti. La base rimane però un impasto che può essere rifatto nella cucina di casa, seguendo tempi e passaggi con attenzione.

I tortelli verdi di Daniele Persegani

Non poteva mancare la pasta fresca. Nella prima stagione Daniele Persegani porta nella cucina di Antonella Clerici i tortelli verdi, una ricetta emiliana che parte già dal colore della sfoglia.

L’impasto si prepara infatti con farina, uova e spinaci lessati e ben strizzati. Il ripieno riunisce patate, pancetta affumicata, formaggio grattugiato, tuorli e noce moscata. A completare il piatto arriva un soffritto profumato con scalogno, burro, concentrato di pomodoro e diverse erbe aromatiche.

È una di quelle ricette nelle quali il territorio entra nello studio quasi senza bisogno di presentazioni. La sfoglia all’uovo, il ripieno generoso e il burro raccontano immediatamente l’Emilia. Ed è proprio questo uno dei fili che attraversano È sempre mezzogiorno: non una cucina italiana indistinta, ma tante cucine regionali messe una accanto all’altra.

La torta di mele in padella di Natalia Cattelani

Ci sono dolci che sembrano appartenere da sempre alla cucina di casa. La torta di mele è uno di questi. Natalia Cattelani, nella prima stagione del programma, parte proprio dal grande classico e cambia però un dettaglio importante: invece del forno usa una padella.

La sua versione prevede mele Golden o Renette, farina, zucchero, olio di semi, latte e uova. Entrano nell’impasto anche uvetta, rum, limone e cannella. Ad accompagnare il dolce c’è poi una salsa preparata con panna, amido di mais e zucchero di canna.

La particolarità sta naturalmente nella cottura. Un’idea che rende diverso un dolce conosciutissimo senza allontanarlo dalla sua natura familiare. È uno dei meccanismi che funzionano meglio nella cucina televisiva di Antonella Clerici: partire da qualcosa che conosciamo e mostrarcelo sotto una luce appena diversa.

La torta dolce di tagliatelle di Daniele Persegani

Pasta o dessert? La torta dolce di tagliatelle riesce a essere entrambe le cose. Daniele Persegani l’ha preparata durante la prima stagione di È sempre mezzogiorno, portando in tv una specialità legata alla tradizione emiliana e mantovana.

La preparazione parte dalle tagliatelle, fatte semplicemente con farina e uova. Questa volta entrano in una torta insieme a una frolla e a un ripieno di mandorle, amaretti, zucchero, burro e liquore all’amaretto.

È forse una delle ricette che raccontano meglio il viaggio tra le cucine regionali proposto dal programma. Per chi non la conosce ha qualcosa di sorprendente; per chi è cresciuto nei territori dove viene preparata può avere invece il sapore immediato della memoria.